Un altro modo per affrontare questo argomento è di rileggerlo dal punto di vista degli archetipi. Una lettura alternativa, una visione forse nuova, che induce a riflettere. Ecco che aver dedicato la propria vita vivendo principalmente secondo una certa modalità, spesso molto simile e uguale a se stessa ( chi ha fatto e pensato solo, o principalmente, alla carriera, chi si è identificato pressoché completamente nel ruolo di madre, o di viaggiatore senza sosta, et cetera). Ecco che il ruolo si ingrigisce, perde di consistenza, sottende quella noia che è fatta di ripetizioni, tautologie, che sa di f

otocopia e di soffocamento. Soffocamento di parti, di altri archetipi, che custodiamo all’interno, e che ogni tanto ”premono” per essere ascoltati. Si esprimono con l’idea fissa, il rimpianto, con il disagio fino all’apatia, se sono zittiti al punto tale di non farsi più sentire. O quando, semplicemente, ciò che si era e si faceva prima, non ci interessa, più, non siamo più quella persona. in altre parole, quando l’archetipo principale perde di importanza. Ecco, è il momento di dare spazio agli altri archetipi, poiché il rinnovamento sta in questo, nell’ascoltarli, con un pizzico di follia.

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