Il processo d’integrazione dell’Ombra, di quelle caratteristiche che l’individuo non accetta di sé perché troppo distanti dall’idea che ha di sé stesso, e che rifiuta, rimuove, non vive, costituisce un lungo percorso che ha luogo nella prima fase della terapia, secondo un orientamento analitico, seppur mai si conclude. Si tratta dell’iter che porta a quella parte di sé che l’individuo non conosce, in quanto appartenente alla sfera dell’inconscio, che tuttavia determina, dal profondo, i comportamenti della vita di tutti i giorni. Quello che accade, di solito, è la condanna, più o meno consapevole, di istinti, pensieri, emozioni, che per l’individuo, per motivazioni le più varie, non sono accettabili: per cultura d’appartenenza, educazione familiare, complessi  o opinioni personali. Così si viene a costituire l’Ombra. In altre parole  semplificando, con il rifiuto,

della parte “cattiva” di noi stessi. Secondo un parametro culturale di matrice cattolico cristiana, dove il male va rifiutato per assomigliare all’immagino di Dio. In termini psicologici, e anche storici, il meccanismo non sussiste: ciò che viene rifiutato, ritorna ancora più prepotentemente alla coscienza, che, se continua nel cammino di non accettazione, si difende attraverso vari meccanismi psicologici detti , appunto “ di difesa”,come ad esempio la proiezione ( “io sono buono, gli altri sono i cattivi”). In termini storici, penso alla percezione che dell’individuo aveva nel mondo antico: ogni lato del temperamento, compresi i lati “cattivi” , avevano pari dignità e erano vissuti interamente, pur con un sentimento “tragico” di non poter fare diversamente, per volere degli dei. Senza condanna, tuttavia, o giudizio negativo, funzionale alla formazione dell’ Ombra.

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