Al momento attuale in Italia esistono moltissimi orientamenti di psicoterapia. Direi che l’indirizzo più in voga è quello cognitivo-comportamentale, che pone accento sul comportamento attraverso la “correzione” di comportamenti che sono poco funzionali per la persona, agendo anche sui pensieri e le convinzioni errate. Spesso impartiscono compiti. Personalmente, e per la mia formazione, prediligono l’approccio più profondo, che agisce a livello dell’inconscio, con gli approcci che si definiscono psicodinamici o ad orientamento analitico. La formazione di analisi personale la ritengo fondamentale, essendo il terapeuta il primo strumento di cura, diciamo così. Senza la terapia ”vissuta” su se stessi, faccio molta fatica a pensare come si possa essere davvero

una guida, come si possa condurre il paziente in un percorso che, se non si è fatto, se non si è sperimentato personalmente, non si conosce veramente. Tuttavia i due approcci vanno bene per persone diverse, con desiderio e capacità diverse di mettersi in discussione. Ci sono poi le terapie orientate sul corpo, dove oltre alla parola, si agisce sulla psiche attraverso esercizi fatti muovendo il corpo, appunto, o attraverso tecniche di rilassamento, il cui obiettivo in realtà è quello di produrre immagini che modifichino l’inconscio. Per determinate patologie, le terapie di gruppo e l’approccio sistemico-familiare sono molto indicate: quando l’individuo che porta il sintomo o il disagio è calato nel nucleo familiare, con i  suoi conflitti e i modelli di comunicazione patologici.

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