Vorrei soffermarmi alcuni istante su una patologia, insieme ai disturbi d’ansia, primo fra tutti l’attacco di panico, sempre più diffusa nella nostra struttura sociale occidentale: la depressione. Spesso confondiamo la tristezza, o anche la melanconia, per depressione, per via del cattivo uso , del tutto improprio , di termini psicologici entrati nel dizionario comune, che stigmatizzano, in negativo quindi, uno stato di salute mentale. Essere depressi, è un’altra cosa, richiede attenzione psichiatrica, per diagnosi di Depressioni Maggiori e nei Disturbi Bipolari, quelle che una volta si chiamavano sindromi maniaco-depressive. Credo che per (quasi) tutti l’esperienza della tristezza, in casi estremi di fasi realmente depressive, sia sperimentata secondo un kàiros,  una qualità del tempo,

che ci richiede a un certo punto nella nostra vita un ritiro dal mondo, una chiusura, un ripiegamento su se stessi . Si tratta di una fase tanto antica quanto l’Alchimia medioevale, a cui ha dato il nome di Nigredo o Opera  al Nero,  e che troviamo simbolicamente ritratta nella nona e nella dodicesima Lama dei Tarocchi di Marsiglia, nell’Eremita che si rigenera lontano dal mondo, e nella Morte. Una Morte di tipo iniziatico, il cui unico scopo è di portare a nuova vita un ‘energia che si stava spegnendo, segando e gettando via i rami secchi. Una fase tanto antica, dicevo, ma altrettanto presente nelle delle diagnosi psichiatriche dei nostri anni, in continuo aumento e sempre combattute, ma mai vissute fino in fondo in quanto percorso necessario di rigenerazione individuale e  apertura a nuova vita.

zp8497586rq

I Commenti sono chiusi