Vorrei parlare del concetto di maschera sociale, quella che Jung chiama Persona, la cui etimologia antica significa , appunto, maschera, intesa come immagine non autentica. Questa componente della personalità matura con la scolarizzazione, a partire dai 5/6 anni di età e si struttura fino alla prima età adulta. Si tratta di una istanza fondamentale senza la quale non potremmo rapportarci con gli altri e avere un adattamento alle situazioni esterne sufficiente, che ci consenta di vivere. Tuttavia, quando si vive esclusivamente la Persona,  rispondendo alle richieste di adeguamento alle necessità della collettività e dal contesto familiare, della nostra “prima “ società con cui dobbiamo fare i conti da vicino ogni giorno, e dal frutto di questa, la nostra educazione, si perde la propria autenticità.  Di essere uni

co e irripetibile, e per questo straordinario. Emerge          quindi, a un certo punto, la necessità di allentarsi dalle richieste sociali, di rifiutare almeno in parte il ruolo che ci è stato assegnato per non soffocare del tutto l’impulso alla crescita di diventare individui. Ma l’individuo appare scomodo agli occhi della società: con le sue richieste personali, individuali, opposte dunque al collettivo, il cui obiettivo è di produrre certezze, dare sicurezze, sostenere i più deboli, fungere da grande madre protettrice. Tutto questo appare come una bestemmia per chi sa che il mondo è sempre stato insicuro e sempre lo sarà , senza vere certezze se non quelle del proprio valore come essere umano, dal cui benessere e dal cui equilibrio individuale parte, prolifica e ha ragione di esistere il benessere collettivo del mondo.

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