Le evidenze scientifiche dicono di si. E sembra che non  sussistano significative differenze in base agli approcci. In realtà va detto che l’approccio, con il tempo, il terapeuta a poco a poco lo integra con altri orientamento di pensiero o discipline affini, lo fa suo, in qualche modo lo trasforma: per ogni terapeuta c’è il suo modo, unico e irripetibile, di fare terapia. Come orientarsi nella scelta, quindi ?  io rispondo sempre che la cosa fondamentale è “ sentirsi a proprio agio” nel dialogo, nello scambio, al di  là del sesso del terapeuta, dell’orientamento e della formazione, che dovrebbe essere, a mio avviso, investigata a priori, pri

ma del primo incontro. Per ad esempio sapere se si è in grado di affrontare anche in termini economici un percorso, poiché alcuni approcci prevedono una frequenza di più incontri alla settimana, se si preferisce far intervenire anche il corpo nella terapia o se si vuole che sia solo basata sullo scambio verbale. La psicoterapia diventa indispensabile, quando ci si accorge che non basta la rete delle figure emotivamente significative attorno a noi, genitori oppure famiglia e amici, o il contatto con la natura e con il bello non aiutano sufficientemente a uscire da un disagio prolungato o a un momento di blocco energetico e di mancanza di desiderio di vivere.

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