Vi siete mai soffermati seriamente a riflettere sull’automatismo dei comportamenti di ogni giorno e sulla loro ripetitività ? Nella pratica clinica appare evidente questo dato: la piena consapevolezza della propria rigidità di schemi è cosa rara. Solitamente la persona si sente irretita in un vortice di impegni, di orari, di scadenze, di incarichi da assolvere, ai quali non riesce a sottrarsi, pur sentendone il carico del disagio e dell’insoddisfazione. Spesso adduce scuse, attribuendo al mondo esterno questo carico di doveri, senza rendersi conto di averli, in qualche modo, scelti o ricercati lei stessa. A volte si compiace nel sentirsi vittima innocente di un mondo indifferente ai propri bisogni, altre trova piacere nel percepirsi come soggetto

che si sacrifica per il bene degli altri. Altre ancora si sente un guerriero, alla ricerca di terre da conquistare e obiettivi da raggiungere. Sovente questi modelli sono stati assorbiti in età molto giovane, e fatti propri, adeguandosi a richieste o respingendo modelli più o meno espliciti dell’ambiente familiare e affettivo di origine. La terapia assolve non di rado la funzione di stop, di riflessione, di mettere un punto fermo e offrire una punto di visione diverso di sé stessi e dei propri schemi, facendoli a poco a poco riconoscere dal soggetto stesso, gradualmente. La percezione consapevole a volte comporta un atteggiamento aperto di accettazione, nelle strutture più sane, a volte sussiste il rifiuto e la negazione come modalità di difesa.

zp8497586rq

I Commenti sono chiusi