E’ possibile sempre più frequentemente notare come il senso delle tradizioni, così presente in moltissimi individui, sia in realtà un fondamento della loro più misconosciuta insicurezza e fragilità interiori. Spesso la tradizione aggancia la persona al conosciuto, con una funzione di rassicurazione, allontanandolo così dal desiderio di conoscere, sperimentare, aprirsi al nuovo e al diverso. Queste categorie mentali, imputridiscono, diciamo così, il pensiero e fanno appello al conosciuto della tradizione per assumere una forma e un significato. In realtà, come dice il sociologo Domenico De Masi, la tradizione costituisce “una prevaricazione del passato sul presente e sul futuro”. In

quanto prevaricazione, il passato assume i contorni di abuso, di gioco di potere. Una malversazione del conosciuto nei confronti di quello che si dovrebbe rinnovare giorno per giorno, che è poi il presente, l’unica realtà realmente significativa del qui-e-ora. Con la tradizione , e con l’attaccamento psicologico ad essa, si assiste alla proiezione in una dimensione esterna all’uomo, nello spazio e nel tempo, della ricerca di sicurezza, che in realtà è solo possibile trovare al proprio interno.  Con la tradizione si alimenta lo status quo, sintomo di stagnazione anche mentale, che resiste al movimento naturale e costante della coscienza e dell’inconscio, in perenne mutazione.

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