Quello che capita con il proseguire della terapia è un crescente bisogno di solitudine. Il desiderio è quello di sfrondare l’inutile, il ” rumore” del mondo, la fatuità delle cose prive di senso. Ed ecco che acquistano invece importanza la qualità del tempo, la qualità del silenzio. E soprattutto la qualità di quello che si fa: poco, rispetto all’invasione ipercinetica, iperattiva e iperproduttiva dei nostri tempi. E si ricerca così sempre più la solitudine: nell’isolamento fisico e psichico al mondo. Una solitudine fatta di ascolto e di autopercezione di ogni movimento interno: assolutamente natura

le, nel processo di autoconoscenza, che , nella prima fase, prevede un distacco, un disinteresse, una privazione. Di solito questa modalità è accolta positivamente dall’individuo, anche se inizialmente con un certo stupore o sorpresa, e sentita subito come arricchente. Si tratta di una solitudine “ricercata”, di cui si sente il bisogno nel profondo.  Ben diversa dalla solitudine ”subita”, quella che un individuo prova quando,pur desideroso di contatto, è incapace di creare attorno a sé le condizioni per procurarselo o attiva comportamenti respingenti, più o meno consapevoli, nei confronti dell‘altro.

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