La nostra struttura sociale porta alla parcellizzazione, allo sviluppo parziale, anche se approfondito, di un settore o di un aspetto. Lo vediamo  in maniera amplificata nella Medicina, dove all’interno di ogni singolo specializzazione si fa spazio un’ulteriore specializzazione, spesso di una singola patologia a carico di un singolo apparato. Ma lo riscontriamo nella parcellizzazione anche del mestiere più semplice, di chi si occupa esclusivamente di registrare le fatture immettendole nel computer, ad esempio. La cultura della specializzazione si pone così in contrasto con il concetto di globalità, completezza, interezza, infliggendo all’uomo la perdita della visione d’insieme. Questo lo vediamo accadere, di riflesso, anche nello sviluppo della personalità, all’espressione dei

talenti propri di ognuno. Troppo spesso ci si autolimita, si trova sufficiente saper fare, per lo più, un’unica cosa, assolvere un’unica mansione. In realtà lo sviluppo, inteso come forma continua di scoperta di sé stessi e dei propri potenziali naturali, non si dovrebbe arrestare alle prime fasi della giovane età adulta ma proseguire per tutto il corso della vita, secondo il concetto greco di Paideìa, intesa come cultura e coltivazione di ciò che si ha dentro e che ci è stato regalato dalla natura. Che, così inteso, si pone alla base del Processo di Individuazione nel raggiungimento del Sé, inteso in senso di archetipo della completezza, di cui ho più volte scritto qui, prospettato da C.G,Jung come percorso per divenire ciò che si è, qualunque cosa ciò significhi.

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