Vorrei invitarvi a leggere un libro molto interessante che evidenzia la nuova figura del manager in questa fase di transizione economica ma anche, e soprattutto, culturale. Il testo s’intitola” Leadership riflessive”, autore Andrea Vitullo, edizioni Apogeo. Questa non vuole essere una critica o un commento letterario al saggio. Semplicemente riporta su un binario di riflessione psicologica, in un passaggio del testo, la struttura mentale di chi fa carriera, dei manager che raggiungono il vertice e posizioni di potere, sia nell’industria sia nella politica o in ambiti come l’istruzione. Spesso queste figure di leader hanno una personalità narcisista o, con un termine non più in uso, psicopatica, ossia antisociale. Con entrambi i tratti, le figur

e che emergono fanno leva sul credere fermamente in sé stesse, sentendosi in qualche modo invulnerabili, nella loro fragilità, perché centrati solo sui propri bisogni e sui propri obiettivi, noncuranti dell’altro. Il loro ruolo, e il  potere ad esso connesso,fa rendere accettabili comportamenti, che in altri contesti sarebbero condannabili: l’incapacità di sentire emozioni e provare senso di colpa nell’agire comportamenti non etici o corretti, in nome del raggiungimento di obiettivi di business. Ci troviamo sempre più spesso di fronte ad analfabeti sul piano emotivo, incapaci di relazionarsi con gli altri in termini umani e soddisfacenti. Rendendo così i luoghi di lavoro sempre meno vivibili e a misura delle profonde esigenze dell’individuo.

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