Quante volte la vita è lastricata di obiettivi. E quanto disagio e senso di inadeguatezza nasce dal non averli raggiunti  o dal non sentirsi in grado di raggiungerli. Il fallimento pervade, una perdita di significato assale, il sentimento della stima di sé vacilla. Ci sono persone che rimettono in discussione ogni cosa perché non sono stati in grado di raggiungere un qualsiasi obiettivo. Non aver avuto un figlio, non essere andati a vivere all’estero, non svolgerla professione che avrebbero voluto. Subentra spesso una fissazione su questi scopi, che diventano ragione di vita, gli unici a essere in grado di dare un significato all’esistenza. Questo a volte è poco comprensibile: tutto passa in sec

ondo piano, l’obiettivo ammanta di sé , ingloba, ingoia, ogni altra cosa. E’ necessario chiedersi se questo obiettivo, se il suo raggiungimento, è quello che veramente debba accadere nella nostra vita. Se non è possibile, se non avviene, c’è sempre un significato, un perché. Il senso di non avere un figlio potrebbe essere di preservare il senso materno e di accudimento per un anziano, ad esempio. Oppure nella gestazione di una nuova personalità all’interno della stessa persona. O, più semplicemente, votarsi a essere la figura materna di riferimento di un nugulo di bambini senza genitori. Non possibile sapere a priori perché la natura , o il corpo, non ha voluto che quella donna procreasse.

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