Questa domanda mi viene posta di frequente ed è impossibile dare una risposta. Ogni paziente è diverso e la lunghezza della terapia, solitamente con un incontro a settimana, varia grandemente. La buona notizia è che, nella maggioranza dei casi, un senso di sollievo e un certo miglioramento del peso esistenziale ha origine abbastanza presto. Il processo di guarigione comporta sempre un salto, un cambiamento significativo della personalità. Come prima, non si potrai mai ritornare. Si potrà essere solo più maturi, più completi,  avendo integrato  nella coscienza una porzione del nostro inconscio, avendo capito dei meccanismi che non credevamo di avere, avendo avuto il coraggio di provare emozioni in passato negate o vissute solo parzialmente. E’ questo il lavoro, in buo

na sostanza, che si fa in psicoterapia. Si tratta spesso di un processo non breve, non sempre facile, anzi, spesso difficile e doloroso che segna in modo indelebile la vita di una persona. Ma è anche un processo meraviglioso, a volte entusiasmante, dove si scoprono lati di se stessi, sfaccettature, emozioni, valori e una bellezza interiore che non si sospettava di avere al proprio interno. La malattia, se di origine psicosomatica, o il disagio psichico, quando ascoltati, sono il volano per il cambiamento e un banco di prova: solo messi alle strette si sente la necessità, la spinta a mettersi in discussione. Per questo, io stesso, in senso provocatorio, definisco la patologia ”una grande fortuna”. Sempre  che si sappia ascoltarne la voce e capirne il messaggio sottostante.

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