Non amo limitare le conoscenze quanto sia necessariamente ufficiale riconosciuto. Ciò che e lo è in una società non lo è in un’altra. La chiusura porta alla non comprensione, al dogmatismo, alla convinzione di essere nel giusto. Si condanna il diverso, lo si percepisce sbagliato, lo si disapprova, lo si provoca o lo si aggredisce. Farò solo qualche esempio molto semplice, a cui a volte faccio appello in terapia. In Francia, e sto parlando di una cultura simile alla nostra, per radici linguistiche e civilizzazione, la Medicina Omeopatica è riconosciuta come medicina ufficiale, accanto alla medicina Allopatica ( la nostra, quella del servizio sanitario nazionale italiano) e erogata dallo Stato. Sempre in Francia, l’Osteopatia è una specializzazione universitaria, al pari della ginecologia o della dermatologia. In Italia, chi s

i vuole rivolgere a queste due discipline, stigmatizzate come “alternative”, che di alternativo non hanno proprio nulla, deve ricorrere necessariamente alla pratica privata di professionisti. Faccio un altro esempio, questa volta molto distante. Ci sono culture poligame, geograficamente molto vicine a noi. Non stiamo parlando civilizzazioni del passato o di culture arretrate, solo diverse. La legge stabilisce, in ogni stato, ciò che è consentito da ciò che non lo è, ciò che viene tollerato, da ciò che va punito, e in quale forma. Conoscere l’altro assume quindi il significato di apertura, comprensione, relativizzazione del nostro pensiero egocentrico, in nome di una maggiore comprensione del mondo, che va sempre accolto e ma non necessariamente condiviso, superando la categoria mentale imbrigliante ” giusto-e-sbagliato”.

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