Consentitemi di aprire con questa frase: chi ama viaggiare, ama la psicoterapia. In realtà non sto dicendo nulla di sorprendente. Il viaggio in paesi nuovi, sconosciuti, è un ‘esplorazione di terre all’esterno di noi. Il comportamento che lo sottende è la curiosità, la spinta verso il non conosciuto, il desiderio di scoprire: in ultima analisi, di conoscere: una nuova cultura, un nuovo linguaggio, un nuovo stile di vita e di pensiero. L’inconscio che abita in noi è proprio questo, una nuovo territorio: ha un suo linguaggio, quello del sogno e dei simboli, sottende a comportamenti che noi agiamo nella vita che nascono qui, a partire di meccanismi o complessi che ci sono oscuri, ma che ci inducono a comportarci come ci comportiamo nella vita di tutti i giorni. Si tratta di una “cultura” con una propria logica, un proprio bagaglio di istinti, pensieri, sentimenti,ricordi rimoss

i e rigettati dalla coscienza. E il desiderio di apprendere, che spinge la persona a esplorare all’esterno di sé, ma in ultima analisi di arricchirsi interiormente e cercare se stessa attraverso il confronto con il non conosciuto, che diventerà così , conosciuto, è lo stesso di chi esplora all’interno di sé. Alla base c’è la stessa struttura, gli stessi tratti di personalità. Ieri una paziente mi ha ringraziato per il viaggio che stiamo facendo insieme, nel quale la sto accompagnando. Mi ha ringraziato perché è stata tentata di scendere, di non continuare e l’ho invitata a rimanere. Imparando così ad assaporare il gusto del percorso, il senso profondo del viaggio, come la letteratura stessa ha definito “ di formazione” , e non la fretta del turista che si sposta e reitera gli stessi schemi cognitivi e comportamentali altrove, illudendosi di esplorare.

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