Una paziente mi ha riportato in terapia a un tema centrale della psicologia analitica: la percezione di Dio. So di avere capito ciò che mi stesse dicendo, esclusivamente perché io stesso ho vissuto il suo sentire, anni fa , prima di lei. Durante il processo di individuazione di ognuno ( vedi post precedenti), C. G. Jung afferma che la percezione della completezza, del nucleo profondo centrale che esiste in potenzialità in ognuno di noi, in quanto archetipico, coincide con la percezione di Dio. Mi spiego meglio: quando nel corso di un’analisi o di una psicoterapia del profondo incontriamo questo nucleo, che Jung chiama il Sé,  ci sentiamo in connessione con Dio , al nostro interno.  E’ il senso della ri

unificazione con il sacro, di una percezione intima e appagante tanto profonda da essere considerata come appartenere a una sfera non terrena, superiore al l’uomo. A volte può causare sorpresa, in quanto accadimento del tutto inaspettato, in persone di religione cattolica, ma non praticanti. A volte coincide con il ritrovamento della fede,ma a un livello superiore , in senso spirituale e non dogmatico/religioso. Esiste un libro molto interessante, che ho incontrato nel mio percorso molti anni fa,  che tratta questo argomento, in termini spirituali molto ampi.  Vi invito a consultarlo “L’avventura di un’anima. Come trovare Dio:viaggio nei misteri dei misteri”, Deepak Chopra, Sperling &Kupfer Editori.

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