Una volta non esisteva la psicologia,  nata scientificamente nell’800. prima di allora. la funzione di supporto al mal di vivere era appannaggio della filosofia, oltre che alla religione. Si può dunque parlare di un “ritorno al passato”. Credo però sia necessario distinguere: il counselling non cura, dà risposte, stimola, non fa diagnosi perché non ne ha gli strumenti.  Fa l' analisi concettuale, e il possibile distacco emotivo dalla situazione,  attraverso lo spostamento del “punto di vista”, consentono una nuova visione del problema,  che viene vissuto con una più ampia consapevolezza. Affronta temi quali il senso della vita, la morte, la malattia, l' amore, la famiglia, o la felicità.  Vi sono poi problemi che derivano da difficoltà decisionali, riguardanti il lavoro, s

celte professionali,  gli studi, l' affettività, il matrimonio. Il counselor filosofico sarebbe perciò una sorta di facilitatore, di catalizzatore di processi decisionali e chiarificatori. Questo utilizzando le personali risorse del consultante che devono solo essere stimolate e condotte.  La psicologia fa lo stesso, specie alcuni indirizzi come quello junghiano, fanno comunque fare un percorso di crescita Il counselling non cura ma a qualsiasi psicoterapeuta la distinzione tra il patologico e il non patologico, non esiste più: esiste solo l’individuo. Non vi è quindi una imposizione rigida e meccanica di modelli, dogmi, spiegazioni ed interpretazioni bensì una relazione paziente-psicoterapeuta da cui nascono ogni volta nuovi modelli, nuovi mondi, nuove prassi in psicoterapia come nel modello filosofico.

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