Ciclicamente, si torna a dibattere di psicoterapia e omosessualità, dei trattamenti di (pseudo)psicoterapia rivolti alla modifica del comportamento, in questo caso, sessuale, definite come terapie riparative e riunificate sotto l’ombrello dell’acronimo anglosassone SOCE – Sexual Orientation Change Effort. Letteralmente: terapie rivolte a sostenere lo sforzo per il cambiamento dell’orientamento sessuale. Per fortuna, e ripeto per fortuna, con una chiara condanna e la lettura in trasmissione di un comunicato ufficiale di ascientificità di tali terapie, emesso dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, e di cui riporto qui il testo completo con il collegamento al link: http://www.psy.it/documenti/Omosessualita_terpie.pdf. Purtroppo, si assiste ancora oggi a un clima di vera aberrazione culturale dove il diverso d

alla norma, qualunque sia la diversità in oggetto, va condannata, spesso perché ritenuta pericolosa. Per converso, è da tutelare il comportamento che viene considerato nella norma e, nei casi, estremi, tentare di ripristinarlo, a spese dell’integrità, dell’istinto , dell’essenza di essere umano, quale la sessualità, che rappresenta una componente fondamentale per l’identità . A chi mi leggesse, e non concordasse con me, ricordo che dal 1973 l’omosessualità non è più classificata dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) tra le deviazioni sessuali e che dagli anni 90 l’OMS- Organizzazione Mondiale della Sanità- ha derubricato l’omosessualità dal novero delle malattie mentali. Alcune associazioni, anche italiane, come Obiettivo Chaire, movimenti cattolici e genitori benpensanti farebbero bene a considerare i dati scientifici qui riportati.

zp8497586rq

I Commenti sono chiusi