Ho già avuto modo di fare alcuni riflessioni sulle dinamiche simboliche  collegate agli archetipi e agli dei. Esiste un intero filone per questo tipo di approccio, cha da James Hillman, a Jean S. Bolen a Liz Greene, tutti psicologi analitici di fama internazionale di pensiero junghiano. Il punto di partenza è semplice e vorrei semplificarlo ulteriormente. Gli dei abitano dentro di noi,  e sono i protagonisti dei miti. Gli dei chiedono di essere ascoltati , per essere integrati nella personalità, per la completezza, l’individuazione di cui ho già scritto. Il riconoscimento degli dei, di quali sono attivati al nostro inte

rno in un dato momento, ricopre grande importanza: aiutano a capire qual dinamiche stiamo vivendo, facendole confluire in un universale che rende conto di quanto l’uomo è condizionato al suo interno da questi modelli, che Jung chiamò archetipi. Ossia modelli di comportamento istintuali, che fanno parte del bagaglio con cui veniamo al mondo, come avere gli occhi azzurri o la predisposizione per lo studio delle Lettere. Gli dei si attivano, e l’individuo ne vive le caratteristiche,a partire anche dalla famiglia di origine e dalla cultura nella quale è immerso, ma anche con l’incontro di persone o il confronto con eventi.

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