Correre ha i suoi innegabili vantaggi. A una prima analisi, fa sentire pieni, vitali, inebriati di energia. A un livello più profondo, i vantaggi appaiono ancora maggiori. Correre distrae dall’osservare ciò che abbiamo dentro, spesso non così piacevole da affrontare. Correre devia l’attenzione dall’ascoltare quella voce interna, che abbiamo tutti, ma che la maggior parte delle persone ha imparato col tempo a non ascoltare. Perché è una voce scomoda, ci ricorda chi siamo e cosa dovremmo fare della nostra vita: costa fatica e coraggio decidere di seguirla sul serio. Questa voce, con la quale nasciamo e con la quale dialoghiamo da bambini come fosse un’inseparabile compagna di giochi, vieni zittita dall’educazione genitoriale e nell’ambito della scuola. Ci insegnano a ignorarla, a non seguire ciò che ci dice di fare per uniformarci alle regole della società, che non potrebbe esistere se i membri con accettassero regole condivise. Certo,diversamente, vivremmo nel caos,

se non fossimo governati da leggi, e da regole, etiche e morali, o ancora religiose, prodotte dalla cultura, ma diverse per ogni cultura. Ma dire di si senza spirito critico alle richieste esterne, seguire esclusivamente regole e leggi del mondo, significa dire di no alle esigenze interne. È per questo motivo che questa voce viene soffocata, derisa, negata, le si intima di zittirsi. Nell’arco della vita, questa voce, pur bistrattata, non cessa mai di parlarci. Continua a farlo, e ciò rappresenta una gran fortuna. Spesso con un tono sempre più flebile, sommersa dal rumore delle nostre vite, distratti da impegni incombenti, improrogabili, da obblighi a cui dobbiamo sottostare, ma continua a parlarci.Questa voce, quando rimane troppo a lungo inattesa, per farsi ascoltare, cambia registro linguistico: si esprime con il sintomo psicosomatico, manifesta il suo disappunto mettendoci in crisi, permea le nostre vite di un disagio psicologico, fa perdere il significato ultimo della vita.

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