In questo quadro, in un mondo personale che assomiglia a una pista di podismo, strattonati dal narcisismo che ci tiranneggia da un lato e dal consumo dall’altro, assorbiti da ore e ore di lavoro, un trauma , un sintomo,un disagio, una patologia rappresentano un’ancora di salvezza. È, forse, l’ultima occasione per fermarsi per guardarsi dentro. Per rivolgere all’interno l’occhio e vedere il dolore, il disagio di vivere, il sintomo invalidante. E il bisogno di conoscenza di sé stessi, che coincide con il viaggio spirituale dell’anima, si inserisce qui: nell’andare oltre l’appiattimento del presente, nell’entrare in un mondo a molti sconosciuto, quello della dimensione interiore e dell’inconscio, dove ci si affranca dal presente, al suo fluire a ritmo incessante, restituendoci il bisogno di lentezza. Solo in questa dimensione, infatti, dando a noi stessi il tempo necessario, rallentando, è possibile entrare in relazione con la parte più autentica, che è rimasta inascoltata, e provare ad ascoltarne la voce. Quindi, fermati.

Lascia un Commento