Il primo passo per fermarsi è ritrovare il silenzio. In un contesto di sovraccarico fisico e mentale si rende necessaria una strategia di “scarico”, per non compromettere, nel tempo, le funzioni cerebrali e la qualità del pensiero. Una soluzione è rappresentata dal sottrarsi intenzionalmente al rumore: ritagliarsi dei momenti di isolamento e di silenzio, dove privarsi di stimoli sensoriali di qualsiasi tipo, musica compresa. Lo stato di silenzio dovrebbe protrarsi per un periodo di tempo, ogni giorno maggiore, partendo da pochi minuti giornalieri, associandolo all’immobilismo fisico, per consentire al cervello stesso di avere il minor numero possibile di stimoli cinestesici: basta stare seduti comodi, muovendosi il meno possibile. Un limite a questa pratica, che non deve tuttavia fungere da deterrente, è il presentarsi in modo ostinato di uno o più pensieri ricorrenti, con una conseguente sensazione di affaticamento o di incapacità di gestione della propria mente: scrivere su un foglio di carta il pensiero ingombrante consentirà di liberarsene, affidandolo alla materia.

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