Sembra interessante notare come la mitologia greca, da cui l’astrologia trae origine e fondamento, fornisca il suo contributo chiarificatorio, superando, a mio avviso, le correnti di pensiero e i diversi orientamenti astrologici. Il mito, infatti, ci illumina sia per la presenza di Plutone e l’introduzione di Saturno sia per la comparsa di Mercurio, riguardo l’inconscio. Plutone (Ade per i Greci) e Saturno (Cronos)sono gli dei del Tartaro/Oltretomba; Mercurio- Hermes, dio psicopompo conduce le anime attraverso la porta del Tartaro, collocato sulla terra in un bosco di pioppi bianchi, in prossimità di un fiume (l’immagine del bosco come altra immagine,secondo la teoria analitica, che designa l’inconscio, che raddoppia la sua simbologia qui con l’immagine dell’acqua). Mercurio si rivela così un dio/archetipo presente nell’inconscio, e nel mito ne trova descritta la sua funzione: quella di guidare le anime affinché attraversino il fiume Stige, il cui nome significa “odiato”.
Mercurio, archetipo di grande rilevanza junghiana negli studi sull’Alchimia, foriero di trasformazione, vive anche nella sua accezione simbolica di mente, e sembra suggerire che il mezzo di accesso all’inconscio sia proprio la capacità razionale e lucida di afferrare, cogliere, capire,valutare. Nel mito ci narra che le anime devono portare con loro una moneta sotto la lingua per pagare il traghettamento dello Stige, come ingresso privilegiato al Tartaro. Le anime che non sono in grado di pagare il un prezzo emotivo, nel corso della terapia, ma anche un prezzo concreto, il denaro necessario alla terapia stessa, in un processo alchemico di spiritualizzazione della materia, possono tuttavia accedere al Tartaro, attraverso un ingresso secondario.

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