Il Tartaro è tuttavia accessibile per le anime senza il soldo sotto la lingua da un ingresso secondario: ma solo sfuggendo a Mercurio, non coinvolgendo la mente e senza una guida, sono anime allo sbaraglio. In altre parole, il mito sembra volerci indicare,che alcune anime azzardano l’accesso all’inconscio secondo una modalità inappropriata, come consente la terapia del profondo all’interno di si stessi, ma accedendovi con tecniche indirette ( secondarie), come l’ingresso che è a loro consentito, dove la funzione della mente è sospesa ed è assente chi accompagna e indica il percorso . Queste ombre, lasciate a loro stesse, sono alla mercé di Cerbero, il cane a tre teste a guardia del Tartaro/inconscio, pronto a divorare le ombre che tentano di fuggire (o i vivi che vogliono accedervi). Qui nella simbologia di un animale/ mostro credo che il mito voglia suggerire la capacità di distruggere, attraverso la parte istintiva e primitiva e rifiutata che corrisponde all’Ombra Personale(secondo sempre una lettura junghiana, vedi post precedenti) l’equilibrio mentale di chi vuole avventurarsi nelle profondità dell’inconscio autonomamente o chi da essa vuole fuggire, in condizione di ombra, quindi in un stato di necessità di lavoro su se stessi, e che rifugge questa responsabilità.

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