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Il Tartaro è tuttavia accessibile per le anime senza il soldo sotto la lingua da un ingresso secondario: ma solo sfuggendo a Mercurio, non coinvolgendo la mente e senza una guida, sono anime allo sbaraglio. In altre parole, il mito sembra volerci indicare,che alcune anime azzardano l’accesso all’inconscio secondo una modalità inappropriata, come consente la terapia del profondo all’interno di si stessi, ma accedendovi con tecniche indirette ( secondarie), come l’ingresso che è a loro consentito, dove la funzione della mente è sospesa ed è assente chi accompagna e indica il percorso . Queste ombre, lasciate a loro stesse, sono alla mercé di Cerbero, il cane a tre teste a guardia del Tartaro/inconscio, pronto a divorare le ombre che tentano di fuggire (o i vivi che vogliono accedervi). Qui nella simbologia di un animale/ mostro credo che il mito voglia suggerire la capacità di distruggere, attraverso la parte istintiva e primitiva e rifiutata che corrisponde all’Ombra Personale(secondo sempre una lettura junghiana, vedi post precedenti) l’equilibrio mentale di chi vuole avventurarsi nelle profondità dell’inconscio autonomamente o chi da essa vuole fuggire, in condizione di ombra, quindi in un stato di necessità di lavoro su se stessi, e che rifugge questa responsabilità.

Sembra interessante notare come la mitologia greca, da cui l’astrologia trae origine e fondamento, fornisca il suo contributo chiarificatorio, superando, a mio avviso, le correnti di pensiero e i diversi orientamenti astrologici. Il mito, infatti, ci illumina sia per la presenza di Plutone e l’introduzione di Saturno sia per la comparsa di Mercurio, riguardo l’inconscio. Plutone (Ade per i Greci) e Saturno (Cronos)sono gli dei del Tartaro/Oltretomba; Mercurio- Hermes, dio psicopompo conduce le anime attraverso la porta del Tartaro, collocato sulla terra in un bosco di pioppi bianchi, in prossimità di un fiume (l’immagine del bosco come altra immagine,secondo la teoria analitica, che designa l’inconscio, che raddoppia la sua simbologia qui con l’immagine dell’acqua). Mercurio si rivela così un dio/archetipo presente nell’inconscio, e nel mito ne trova descritta la sua funzione: quella di guidare le anime affinché attraversino il fiume Stige, il cui nome significa “odiato”.
Mercurio, archetipo di grande rilevanza junghiana negli studi sull’Alchimia, foriero di trasformazione, vive anche nella sua accezione simbolica di mente, e sembra suggerire che il mezzo di accesso all’inconscio sia proprio la capacità razionale e lucida di afferrare, cogliere, capire,valutare. Nel mito ci narra che le anime devono portare con loro una moneta sotto la lingua per pagare il traghettamento dello Stige, come ingresso privilegiato al Tartaro. Le anime che non sono in grado di pagare il un prezzo emotivo, nel corso della terapia, ma anche un prezzo concreto, il denaro necessario alla terapia stessa, in un processo alchemico di spiritualizzazione della materia, possono tuttavia accedere al Tartaro, attraverso un ingresso secondario.

In un momento di riflessione astrologica, e di amplificazione del concetto di inconscio, desidero condividere il mio pensiero. Un po’ per rendere pubbliche conoscenze non del tutto conosciute, anzi al contrario, spesso occultate da una coltre di pseudo intellettualismo scientifico, un po’ per fornire un qualche stimolo intellettuale d’ulteriore ricerca, aprendo a nuovi scenari. Per alcuni sarò un po’ tecnico, per altri meno accurato del previsto, ma la dichiarata intenzione è di essere intelligibile al più vasto numero di persone.
Il contributo di Jung alla nozione di inconscio, come è noto, è stato quello di teorizzare un modello “a strati”, al cui interno l’inconscio Personale si colloca più in superficie rispetto a quello universale, che è rappresentato dall’ Inconscio Collettivo. In termini simbolici, la teoria astrologica designa le case d’acqua (descritte per prassi condivisa dai numeri romani IV, VIII e XII)come le case dell’inconscio (nella simbologia largamente condivisa da tutta la psicologia del profondo di acqua uguale inconscio). Le case dell’inconscio sono governate dagli archetipi comportamentali, rispettivamente di Luna, Plutone e Nettuno, in domicilio primario. Che nello schema delle esaltazioni planetarie, secondo Lisa Morpurgo, vedono affiancare in IV casa Nettuno, nuovamente, Mercurio in VIII e, ancora, la Luna in XII. In un gioco di raddoppi dove la Luna rappresentano l’inconscio personale ( casa IV sotto l’orizzonte quindi legata al mondo esterno, Luna come simbologia, tra le altre di archetipo del femminile/madre)e Nettuno l’inconscio collettivo (casa XII), a fianco alla singola presenza di Plutone e la comparsa, per la prima volta, grazie alle esaltazioni, di Mercurio (entrambi gli archetipi planetari riconducibili alla VIII casa). La presenza di Venere esaltata in casa IV rimane una questione ancora aperta, sulla quale tornerò più avanti.

Il primo passo per fermarsi è ritrovare il silenzio. In un contesto di sovraccarico fisico e mentale si rende necessaria una strategia di “scarico”, per non compromettere, nel tempo, le funzioni cerebrali e la qualità del pensiero. Una soluzione è rappresentata dal sottrarsi intenzionalmente al rumore: ritagliarsi dei momenti di isolamento e di silenzio, dove privarsi di stimoli sensoriali di qualsiasi tipo, musica compresa. Lo stato di silenzio dovrebbe protrarsi per un periodo di tempo, ogni giorno maggiore, partendo da pochi minuti giornalieri, associandolo all’immobilismo fisico, per consentire al cervello stesso di avere il minor numero possibile di stimoli cinestesici: basta stare seduti comodi, muovendosi il meno possibile. Un limite a questa pratica, che non deve tuttavia fungere da deterrente, è il presentarsi in modo ostinato di uno o più pensieri ricorrenti, con una conseguente sensazione di affaticamento o di incapacità di gestione della propria mente: scrivere su un foglio di carta il pensiero ingombrante consentirà di liberarsene, affidandolo alla materia.

In questo quadro, in un mondo personale che assomiglia a una pista di podismo, strattonati dal narcisismo che ci tiranneggia da un lato e dal consumo dall’altro, assorbiti da ore e ore di lavoro, un trauma , un sintomo,un disagio, una patologia rappresentano un’ancora di salvezza. È, forse, l’ultima occasione per fermarsi per guardarsi dentro. Per rivolgere all’interno l’occhio e vedere il dolore, il disagio di vivere, il sintomo invalidante. E il bisogno di conoscenza di sé stessi, che coincide con il viaggio spirituale dell’anima, si inserisce qui: nell’andare oltre l’appiattimento del presente, nell’entrare in un mondo a molti sconosciuto, quello della dimensione interiore e dell’inconscio, dove ci si affranca dal presente, al suo fluire a ritmo incessante, restituendoci il bisogno di lentezza. Solo in questa dimensione, infatti, dando a noi stessi il tempo necessario, rallentando, è possibile entrare in relazione con la parte più autentica, che è rimasta inascoltata, e provare ad ascoltarne la voce. Quindi, fermati.